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Arabia Saudita: La visione “10x10” (Ten by Ten)
Di Mai al Torki
Country Director Italy della Sagia (Saudy Arabian General Investment Authority)
L’alto prezzo del greggio assieme ad un sostenuto programma di riforme economiche, fiscali e legislative hanno scatenato un’ondata d’investimenti verso l’Arabia Saudita generando un vero boom economico.
Qualunque sia il metro prescelto, i dati sono di un’economia in buona salute. Nel 2007 il PIL è cresciuto del 3,4% e gli investimenti diretti esteri (IDE) hanno raggiunto $24 miliardi di dollari, facendo dell’Arabia Saudita il primo destinatario d’investimenti esteri sia nel medio Oriente che tra i paesi arabi ed il 20°% a livello mondiale. La Banca Nazionale del Kuwait vede in quest’andamento la punta di un iceberg che dovrebbe portare a un totale di $300 miliardi di dollari in termini di IDE entro il 2012.
Arabia Saudita -Investimenti diretti Esteri ($ miliardi) – Inflow
Per ottenere questa spinta, l’Arabia Saudita ha affrontato due realtà: La prima è riconoscere che la dipendenza dagli introiti petroliferi non era sostenibile a lungo termine; la seconda è che con 10 milioni di cittadini (ca. 50% della popolazione) sotto i 18 anni e sempre più qualificati, è necessario creare uno sbocco appropriato.
L’Arabia Saudita chiaramente non è la sola nella regione del Golfo a dover affrontare queste problematiche. La chiave era come rendersi maggiormente competitiva agli occhi della comunità internazionale?
E’ da qui che nasce nel 2004 l’iniziativa del 10x10 che stabilisce, al livello nazionale, l’obiettivo ambizioso di far diventare l’Arabia saudita tra le 10 economie più competitive al mondo entro il 2010.
Uno dei principali ideatori di questa visione e dei maggiori responsabili per la sua realizzazione è Amr Al-Dabbagh – Governatore e Presidente della Saudi Arabian General Investment Authority (SAGIA), l’organizzazione a capo dell’attrazione degli investimenti e il facilitatore principale del progetto della King Abdullah Economic City (KAEC).
Gli sforzi del Governatore Al-Dabbagh si focalizzano oggi su 3 iniziative:
§ le nuove città economiche disegnate per far sviluppare le industrie non-oil;
§ il National Competitive Centre (NCC) che valuta, confronta e sostiene la strategia del 10x10 assicurando un clima favorevole agli investimenti;
§ lo sviluppo concertato in 3 settori che fanno leva sulle aree di forza dell’Arabia Saudita ossia l’Energia, I trasporti e le Knowledge-based Industries (Istruzione, Sanità, Scienze della vita e ICT).
Per garantire la sostenibilità della crescita si è preferito l’approccio Public - Private Partnership: Il settore privato investe e gestisce e il settore pubblico facilita e regolamenta.
Quello delle città economiche è un modello innovativo. Non sono né Free Zones, né Special Economic Zones, né free trade zones. Sono tutte queste cose più un extra. Saranno città basate su industrie specifiche e con tutto il necessario per una qualità di vita superiore. Le città economiche sono costruite dal settore privato su green field e quindi con le infrastrutture tecnologicamente più avanzate ed una formazione mirata del capitale umano. La più pubblicizzata delle città e anche la più avanzata in termini di lavori è la King Abdullah Economic City (KAEC) con un investimento di $26 miliardi di dollari ed una superficie totale pari a Washington D.C. Sul mar rosso, a 120Km a nord di Jeddah, sta infatti prendendo forma la prima “Smart city” con una banda larga 10 volte più rapida di quelle esistenti. Al suo completamento nel 2016, ospiterà circa 2000 fabbriche e 2 milioni di abitanti e il secondo porto più grande al mondo.
L’Arabia Saudita dal 2004 ad oggi si è avvicinata rapidamente al suo 10x10. Questo grazie ad uno sforzo orchestrato di tutte le sue agenzie governative. E’ passata, infatti, dal 67° al 16° posto in 4 anni. C’è ancora molto da fare ma Al-Dabbagh ribadisce “Alzeremo ulteriormente la barra, il progresso non si ferma”.
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Ease of Doing Business in Arabia Saudita |
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Fonte: World Bank " Ease of doing Buisenss"r eport |
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178 countries raked |
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2006 |
2007 |
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