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Istituto di Studi Economici e Finanziari per lo Sviluppo del Mediterraneo
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GCC: LE ECONOMIE POST-PETROLIO

Di Giuseppe Ciresi

Ricercatore ISME Institute

Dal 2005 i paesi del Consiglio (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati, Kuwait, Oman e Qatar) hanno avuto un tasso medio di crescita del Pil del 7%. Tradotto in dollari sono 558 miliardi di Pil, 313 dei quali provenienti dall'export petrolifero. Grazie agli enormi flussi offerti dalla vendita di petrolio, le economie dei sei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) hanno potuto realizzare la diversificazione che tutti gli Emiri hanno visto come una necessità. Prendendo atto che il petrolio è una una risorsa esauribile, gli Stati del Golfo hanno iniziato già da anni una attenta diversificazione degli investimenti in modo che possano garantire non già un semplice rendimento finanziario, ma assicurare soprattutto uno sviluppo futuro delle loro economie nel lungo termine. La diversificazione degli investimenti di questi paesi riguarda vari settori: infrastrutture, industria, banca e finanza, beni di consumo e moda, turismo. E così a Doha, in Qatar, creano banche, santuari finanziari e cittadelle universitarie. Gli Emirati Arabi Uniti consolidano la loro capacità nel turismo, nell'edilizia, nei trasporti aerei e nei servizi finanziari. Tra questi spicca Dubai, l’unico Emirato privo di petrolio, che ha saputo ben sfruttare la sua posizione con capacità imprenditoriali fuori dal comune, imponendosi come capitale dei servizi finanziari dell’intera area, che inizia ad avere la concorrenza anche degli altri Stati, come Abu Dhabi, Qatar, Oman, dove si progettano zone franche di carattere industriale, ospedaliero, farmaceutico ed alberghiero. L’Arabia Saudita, che è la più conservatrice, investe nell’industria pesante ed in quella petrolchimica. Va menzionato anche il turismo religioso in Arabia Saudita: gli investimenti sono continui per i pellegrini diretti alla Mecca e Medina.

Il primo partner dei Paesi del GCC è stabilmente l'Europa. La Ue ha il 20,3% dell'interscambio del GCC con il Mondo (seguono il Giappone 15,5%, gli Stati Uniti 10,2%, la Corea del Sud 8,4% e la Cina con il 6,3%) e in Europa l'Italia ha un enorme potenziale di ritagliarsi una grande fetta del PIL offerto dai Paesi del Golfo, ma l’azione Italiana è – per i numeri reali – da considerarsi ancora non deguata alle opportunità offerte.

Tutti i Paesi del Golfo hanno un notevole interesse per il made in Italy, inteso non solo come prodotti della moda e dello stile, bensì come prodotti dell’industria tecnologica, delle costruzioni, delle infrastrutture, della produzione di energia, dell’impiantistica grande e piccola. Infatti da alcuni anni i Paesi del Golfo sono divenuti un’area di crescente importanza per le esportazioni italiane e tale tendenza ha continuato a manifestarsi con un salto dimensionale nel 2007, anno nel quale i Paesi del GCC hanno accresciuto i loro acquisti di oltre un terzo rispetto all’anno precedente. Il 2008 la tendenza è stata confermata e, nonostante la crisi che ha coinvolto il Mondo intero, questi mercati offrono ottime prospettive di crescita degli affari per le aziende Italiane. L’Italia ha ottime relazioni commerciali con il Qatar e l’interscambio con gli Emirati Arabi è diventato una risorsa fondamentale della nostra economia. Partnership che è stata rafforzata e sottolineata dal recente viaggio del Ministro degli Esteri Frattini nell’Area del Golfo.

Il Ministero degli Esteri, da diversi anni produce studi e relazioni che elencano per ogni settore le opportunità per la nostra economia e per le nostre imprese. L’elenco è lunghissimo e ricco, e in ogni settore:

Impianti e Infrastrutture.

È questo il settore più ricco di opportunità, in quanto tutti i Paesi stanno investendo molta parte delle loro riccheze per dotarsi dell’ossatura necessaria ad essere delle economie complete nei prossimi anni. In Arabia Saudita sono stati progettati investimenti totali per 90 miliardi di dollari. Al fianco degli investimenti per l'ammodernamento degli impianti di estrazione del petrolio si apprestano a realizzare grandi infrastrutture: si stanno per costruire dal nulla quattro città, assieme alla King Abdullah Economic City un nuovo polo urbanistico a nord di Gedda (valore: 26 miliardi di dollari). In Bahrein e Qatar lavorano a un ponte di 40 chilometri che collegherà l'isola alla penisola. A questo si aggiunge l’Autostrada degli emirati, a cui si aggiungono i grandi progetti nell’edilizia abitativa e turistica di Dubai e Abu Dahbi, per decine e decine di miliardi di dollari che saranno investiti nell’arco di poco più di un decennio.

Banca e finanza.

In ogni singolo Stato il settore finanziario è in esplosione. Gli Emirati hanno il primato del Dubai International Financial Center. Ad esso segue il Qatar, con l'apertura della borsa di Doha e con l'inaugurazione del Qatar Financial Center che vuol catalizzare nel Golfo banche e compagnie di assicurazioni di dimensioni internazionali. In Arabia Saudita, dopo anni di stasi, il mercato finanziario è in espansione e anche qui si stanno sviluppando iniziative atte a sostenerne la crescita, sia a livello di infrastrutture che a livello operativo. Nell'area l'unica grande banca italiana presente è il gruppo San Paolo, mentre sono presenti in maniera decisiva le banche Inglesi seguite dai tedeschi di Deutsche Bank e i francesi di BNP Paribas.

Beni di consumo/moda.

Abbigliamento, calzature e gioielli sono stati sempre il biglietto da visita italiano, forse persino sottovalutato in Italia. Ma nel Golfo il loro ruolo economico è ancora più strategico. L'Arabia Saudita è il più importante mercato dell'oro in Medio Oriente, tutti gli altri emirati hanno una capacità di spesa in questi settori altissima. A Kuwait City è stata inaugurata una Italian Gallery di 5.000 mq che può ospitare piccole e medie imprese interessate a tutto il Golfo. Ma in questo settore l'innovazione è continua: solo il gruppo Armani e solo negli Emirati allestirà due delle decine di alberghi di superlusso che sono in costruzione ovunque nel Golfo.

Turismo.

Nonostante l'impressione che andare a fare del turismo in una condizione climatica così estrema come quella del Golfo non sia proprio la vacanza da sogno, il turismo è in espansione dappertutto. Gli emirati realizzeranno altre isole artificiali al largo della costa, mentre rispettivamente il Qatar costruisce la Pearl of the Gulf, il Bahrein il progetto The Wawe e l'Oman la Blue City. A questo settore per assonanza si può associare quello della cantieristica, che dalla nautica da diporto per l'Italia torna a farsi interessante anche per la cantieristica militare e per quella da pesca.


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