Europa Mediterraneo

La cooperazione Euro-Mediterranea dal 1995 ad oggi: un punto di riflessione sul processo di Barcellona

Tra il Novembre ed il Dicembre del 1995 a Barcellona si riunirono i membri della Commissione Europea, i Ministri degli Esteri dei singoli Paesi membri con i rappresentanti dei dodici Paesi rivieraschi del Mediterraneo orientale e meridionale per costituire il Partenariato Euro-mediterraneo, che ha rappresentato per dieci anni la politica ufficiale dell’Unione Europea verso l’area del Mediterraneo. Questa prospettiva che si era aperta negli anni ottanta con l’adesione alla Comunità Europea di Grecia e Spagna, non poteva concludersi senza fare i conti con i grandi cambiamenti globali avvenuti tra il 1989 ed il 1992, che rilanciarono di fatto le politiche di cooperazione con i Paesi Terzi. La caduta del blocco Sovietico e la nascita di una serie di problematiche legate all’apertura politica ed economica di tutti quei Paesi che da una parte avevano aderito al comunismo, dall’altra si erano ritagliati un proprio corso politico rispetto ai due blocchi (“Paesi non allineati”), premevano verso nuovi equilibri e accordi precedentemente impensabili. Sia tra i Paesi del Nord Africa che tra quelli mediorientali del Mediterraneo, la divisione del mondo in due blocchi aveva determinato politicamente l’irrigidimento di certe posizioni (panarabismo, socialismo arabo, islamismo politico, irredentismo delle minoranze, nazionalismo come risposta alle potenze coloniali ecc.) e influito in maniera determinante sulle scelte di politica estera dei singoli Paesi, frammentando il Mediterraneo tra NATO e Patto di Varsavia, Socialismo Nazionalista Arabo e Movimenti indipendentisti, antiche dinastie alla guida di alcuni regimi e nuove e fragili Repubbliche. La caduta dell’Unione Sovietica e dei Regimi dei Paesi dell’Europa orientale non solo poneva all’Europa il problema dell’allargamento ad est, ma costringeva quest’ultima ad aprirsi a tutto il suo “Vicinato”. Una sorta di sentimento di pacificazione insieme alla necessità di una stabilizzazione politica ed economica dell’area hanno dunque fatto da collante tra i Paesi della Regione mediterranea e posto le basi per nuove relazioni che l’Europa si preparava ad affrontare come elemento guida. La lentezza e la velocità di questo processo hanno determinato sia in termini politico-militari che in termini economici la nascita ed il ritorno di nuovi e “vecchi” conflitti regionali, come nel caso dei Balcani, del Caucaso ed il riproporsi di problematiche sopite nel sistema bipolare. L’irredentismo delle minoranze e i processi di disgregazione di alcuni Stati in molti casi hanno favorito la nascita e l’espandersi di correnti politiche estremiste su base etnica che hanno prodotto come risultato, nelle aree dove gli equilibri erano già precari, nuovi movimenti integralisti su base religiosa. In queste fratture si sono inserite organizzazioni terroristiche vere e proprie che hanno ramificato i loro interessi sul piano internazionale. La Conferenza di Barcellona del 1995 nacque pertanto dalla volontà di trasferire agli interlocutori mediterranei del Medio Oriente e del Nord Africa una serie di proposte per l’ apertura economico-finanziaria e per lo slancio verso una nuova politica di riforme che poi si tradussero nei trattati bilaterali e multilaterali come “conditio sine qua” per partecipare al processo di Barcellona. Attraverso la ratifica di accordi bilaterali tra Stati delle diverse sponde del Mediterraneo e la sottoscrizione dei trattati multilaterali, per cui venne coniato il termine Partenariato - nuovo per le politiche pubbliche, ma opportunamente rispolverato dal diritto privato anglo-sassone e inserito nelle politiche pubbliche dell’UE – si avviò tra le Istituzioni Europee e gli Stati Terzi Mediterranei quello che poi è stato definito Processo di Barcellona. I tre Pilastri della Cooperazione Euro-mediterranea vennero a coincidere con i temi portanti delle Politiche di Partenariato. Cooperazione politica, cooperazione economico-finanziaria e cooperazione socio-culturale rappresentarono allo stesso tempo gli strumenti e gli obiettivi di questo processo. Per ognuno di questi pilastri si produssero una serie di documenti programmatici come la “Dichiarazione di Barcellona”, i Trattati Istitutivi Bilaterali e Multilaterali e i vari Regolamenti comunitari che istituirono il Programma finanziario Euromed e i suoi piani programmatici, tutti strumenti atti a realizzare quelle politiche di cooperazione definite a Barcellona in un clima assai disteso e figlio di una “nuova politica economica mondiale” nata dalle ceneri del sistema bipolare e soprattutto sorretta dai grandi accordi economici internazionali promossi dal WTO . Questi ultimi per quanto molte volte “ineguali” e “criticabili” aprirono comunque la nuova stagione economica che verrà chiamata “globalizzazione” e costrinsero Paesi, precedentemente lontani nella politica come nell’economia, a confrontarsi tra loro in quello che fu chiamato il Nuovo Ordine Economico Mondiale. Il clima di euforia che accompagnò nel 1995 la Conferenza di Barcellona si è poi infranto sull’interventismo americano nella Regione mediorientale, successivamente all’attentato alle torri gemelle di New York. Ma altri motivi erano finiti per pesare sulle “non decisioni” all’interno degli Organi e delle Istituzioni del Partenariato. Primo tra tutti lo scontro interno tra alcuni Paesi Arabi ed Israele e tra Israele e Autorità Palestinese, diventato ancora più grave successivamente alla vittoria elettorale di Sharon e inaspritosi dopo la morte di Arafat, attraverso la vittoria di Hamas alle ultime elezioni.Nel contempo l’apertura dei nuovi fronti in Afghanistan, Iraq e Libano e l’insieme delle iniziative poste in essere per la lotta al terrorismo islamico hanno finito per immobilizzare il percorso intrapreso nel 1995 nella città catalana. Sul piano geo-politico il Partenariato Euro-mediterraneo ha dovuto confrontarsi con il Grande Medio Oriente promosso dall’amministrazione Bush, che pur se non accettato dai Paesi Arabi e Islamici è in pratica divenuto lo strumento politico guida dell’amministrazione americana nelle sue politiche in Medio Oriente. Inoltre non essendo la politica di “Partenariato” un Programma di natura politico-militare ma caratterizzato da una sostenibilità economico-finanziaria e socio-culturale ha sofferto nel confronto con il piano statunitense più pragmatico e decisionista.

dal gruppo Politiche Europee e Mediterraneo di Innovatori Europei

Alessandro Massacesi



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